Lug
9th

SONDAGGIO:Perchè bevete acqua in bottiglia? Lo chiediamo a voi!

Scrivi un commento a questo post e spiegaci perchè bevi acqua in bottiglia!!

In questo primo anno di vita, abbiamo riportato notizie di ogni genere riguardanti il mondo dell’acqua.  Abbiamo visto come viene sprecata, spesso dispersa nelle reti di distribuzioni. L’abbiamo ammirata nelle forme d’arte che l’anno utilizzata. Abbiamo imparato che è già una delle maggiori cause di guerre nel mondo.

Tra le tante notizie, molte si occupavano della sua commercializzazione. Designer che si contendevano la nuova forma di una bottiglia, e Imprenditori virtuosi che cominciavano ad avere a cuore il pianeta, cercando di trovare soluzioni non inquinanti almeno per le bottiglie utilizzate. Ogni anno in italia si consumano 10 miliardi di bottiglie.

Questo ci ha fatto porre una domanda: Perchè gli italiani bevono acqua in bottiglia? Aiutateci a capirlo, aggiungendo un commento. Spiegateci perchè.

Dicci Perchè bevi acqua in bottiglia

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Ago
28th

Italia sprecona 2

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Riassumiamo riportandovi un articolo del Corriere della Sera, i valori relativi all’acqua che consumiamo quotidianamente; non solo quella che beviamo ma anche tutta quella utilizzata per realizzare i prodotti che normalmente usiamo.

Ogni volta che beviamo un bicchiere di vino consumiamo 120 litri d’acqua. Se mangiamo un uovo, 135 litri. Per indossare una maglietta di cotone ne abbiamo utilizzati 2 mila. E se per pranzo ordiniamo un hamburger da 150 grammi, dobbiamo sapere che è «costato » 2.400 litri. Possibile? La risposta può essere intuitiva. Basta pensare a quanta acqua è servita per irrigare la vite, per far crescere la gallina, per coltivare il cotone e per sfamare e dissetare un manzo macellato all’età di 3 anni.

Acqua «virtuale»

È la nuova prospettiva scientifica presentata dal Wwf durante la Settimana mondiale dell’acqua che si è conclusa qualche giorno fa a Stoccolma. Obiettivo: mettere in relazione l’utilizzo dell’acqua con i consumi delle persone. Gli esperti parlano di «acqua virtuale», quella nascosta nei cibi, nei vestiti e nei servizi. Ogni italiano usa in media 215 litri di acqua reale al giorno, per bere e per lavarsi, ma il consumo è 30 volte superiore se consideriamo anche l’acqua virtuale impiegata per produrre ciò che mangiamo e indossiamo. Fanno più di 6.500 litri a testa, ogni giorno. Il valore più alto al mondo dopo quello degli Stati Uniti. E solo il 30 per cento di quell’acqua proviene da risorse italiane. La gran parte (70 per cento) arriva dall’estero, incorporata nei prodotti che viaggiano sulle rotte del commercio internazionale. Il nostro Paese è il quinto importatore d’acqua del pianeta.

L’acqua «trasportata»

Prendiamo la carne di manzo. Un bovino medio vive tre anni prima di essere macellato per ottenere circa 200 chili di carne. In quei tre anni però l’animale avrà consumato 1.300 chili di grano, mais e soia, più 7.200 chili di fibre, tra pascoli e fieno. Avrà bevuto 24 metri cubi di acqua. E altri 7 metri cubi saranno serviti per l’igiene e i servizi dell’allevamento. A conti fatti, in un chilo di carne di manzo sono «nascosti» 15.500 litri d’acqua. Facciamo infine l’ipotesi che l’animale venga allevato in Argentina e poi venduto nelle macellerie italiane. Tutta l’acqua che quelle bistecche portano con sé attraversando l’oceano è virtualmente importata. «Moltissimi prodotti che consumiamo ogni giorno—spiega Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia — provengono da aree del mondo in cui le risorse idriche sono già in crisi». Gli unici Stati che importano più acqua dell’Italia sono Brasile, Messico, Giappone e Cina. I vettori di trasporto più importanti sono i prodotti agricoli, in particolare riso, grano e mais.

L’«oro blu»

Gli scienziati hanno scelto il termine «impronta» di un Paese per definire il volume di acqua necessario per produrre beni e servizi consumati dagli abitanti. Dipende da quattro fattori fondamentali: quantità e tipo di consumi, clima, tecniche agricole. Per fare un solo esempio: una dieta vegetariana comporta un consumo virtuale di 2 mila litri d’acqua al giorno, se invece mangiamo carne si può arrivare a 5 mila litri al giorno. Secondo la ricerca Water footprints of nations (2007), ogni italiano consuma 2.332 metri cubi d’acqua all’anno (equivalenti a 2 milioni e 332 mila litri). Sul nostro livello Spagna e Grecia. Davanti ci sono solo gli Stati Uniti (2.483 metri cubi). La media mondiale è 1.243, mentre nella maggior parte dei Paesi poveri i consumi scendono sotto i mille metri cubi. «Il petrolio viene trasportato direttamente con le navi—riflette Silvana Galassi, ordinario di Ecologia all’Università Statale di Milano —. L’acqua è incorporata nei cereali o in altri prodotti. Ma non c’è dubbio che stiamo sottraendo risorse ad altri territori ». Un caso paradossale è l’importazione di frutta dalla Spagna, un Paese che l’anno scorso è stato costretto a comprare acqua dalla Francia per la scarsità dei propri bacini. Produrre un’arancia nella penisola iberica «costa» 50 litri d’acqua. «Nei Paesi sviluppati non c’è più terra coltivabile — continua Silvana Galassi —quindi utilizziamo il suolo e l’acqua di altri luoghi. Ma il pianeta è un sistema unico, va considerato nel suo insieme. Abbiamo già superato il livello di sostenibilità».

L’emergenza italiana

Estate 2003, una delle stagioni più calde negli ultimi due secoli. L’Italia scopre nel giro di poche settimane che la paura per la scarsità d’acqua può colpire anche uno dei bacini più ricchi del pianeta, la pianura padana. Ricorda la docente di Ecologia: «Siamo arrivati ai conflitti d’uso, come quello tra centrali idroelettriche e agricoltura, che credevamo esistessero solo nei Paesi con pochissima acqua. In futuro i cambiamenti climatici tenderanno ad aggravare questi eventi. E purtroppo siamo abituati a muoverci solo nell’emergenza, senza mai cercare di prevenire e governare le possibili crisi ». Il Nord Italia è ricco di acqua di altissima qualità, che è stata fortemente inquinata in passato e continua a essere utilizzata spesso senza freni oggi. Il Sud e le isole hanno risorse scarse destinate a diminuire sempre più nei prossimi anni e altissime percentuali di perdite nella rete degli acquedotti. Tutto questo all’interno di un quadro che il direttore del Wwf descrive così: «Il prezzo di mercato non riflette in alcun modo il valore dell’acqua e i sussidi frenano la spinta verso nuove tecnologie. È qui la chiave: se il prezzo non rispecchia l’importanza e la scarsità del bene, nessuno si preoccupa dei consumi eccessivi, né degli sprechi».

L’inquinamento

C’è un’altra realtà che viene trascurata, anche se è sotto gli occhi di tutti. L’acqua italiana potrebbe essere bevuta nella maggior parte dei casi senza alcun trattamento. Ma in passato abbiamo utilizzato male il suolo e inquinato le falde, così ci troviamo oggi a sostenere costi enormi per la depurazione. Secondo la cultura ambientalista questa lezione non è stata assimilata. «Si parla giustamente di Co2 ed effetto serra — sintetizza il Wwf — ma lo stesso senso di urgenza dovremmo averlo per la questione idrica ». I dati delle nuove ricerche sono utili per riflettere sui nostri consumi: un pomodoro «costa» 13 litri d’acqua, un foglio di carta A4 10 litri, una fetta di pane 40, un paio di scarpe di cuoio addirittura 8 mila. Ma quanto inquinamento provoca la produzione di quei beni? Quantificarlo sarà la nuova frontiera per gli studiosi. Che fin da ora però assicurano: importare acqua sotto forma di prodotti significa consumare in Europa e lasciare ai Paesi d’origine l’impatto ambientale.

Senza legge

Il Wwf elenca una serie di interventi per ridurre la nostra «impronta» sul pianeta. Primo: lavorare sulla produttività dell’acqua per uso agricolo. «Senza colpevolizzare i coltivatori—avverte Candotti— sappiamo che il miglioramento delle tecnologie per l’irrigazione e la raccolta dell’acqua nei campi è una leva fondamentale per contenere l’uso e lo spreco». Una cultura diffusa della buona alimentazione può incidere in maniera altrettanto massiccia, ad esempio riducendo i consumi di carne. Oltre ai «peccati» di produttori e consumatori, l’Italia paga una grave arretratezza dal punto di vista delle leggi. La direttiva della Comunità europea sull’acqua risale al 2000: è stata recepita, ma non ancora attuata. Non esiste così una legislazione che regoli la domanda, l’offerta e la gestione dell’acqua. Conclude il Wwf: «Se chiediamo sforzi a chi produce e a chi consuma, dobbiamo pretendere che ci sia anche una sorta di “carta costituzionale” che tuteli l’acqua come bene pubblico».

Da “Corriere della sera”

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Ago
28th

40 fotografi per salvare l’acqua

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Oltre un miliardo di persone nel mondo ogni anno non ha la possibilità di accedere all’acqua potabile, circa un sesto della popolazione mondiale. Più di due milioni di persone nei paesi in via di sviluppo (la maggior parte bambini), muore ogni hanno in seguito ai disagi dovuti alla mancanza d’acqua e alle cattive condizioni igieniche di essa: uno ogni quindici secondi.

Negli ultimi dieci anni, la dissenteria provocata dall’inquinamento dell’acqua ha ucciso un numero di bambini superiore al numero complessivo di morti causati da tutti i conflitti armati che si sono succeduti nel pianeta dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi.
Questi numeri rappresentano una parte importante di un bellissimo volume fotografico, Blu Planet Run, scaricabile gratuitamente sul sito di Amazon, appena pubblicato dall’organizzazione no profit Blu Planet Run che dal 2002 è impegnata a cercare di sollecitare la popolazione mondiale a non dimenticare questa immane tragedia. Le immagini sono state scattate da 40 grandi fotoreporter in giro per il mondo, che per un mese hanno fissato con l’obiettivo i particolari di questa crisi globale, realizzando autentiche opere d’arte.

Le peculiarità di questo volume, hanno dichiarato gli autori, sono due: risvegliare le coscienze di ognuno di noi davanti a questo dramma e lanciare un messaggio di ottimismo e speranza perché si tratta di una battaglia che si può facilmente vincere. In sintonia con il messaggio del volume, la fondazione fa sapere che per ogni albero utilizzato per la produzione del libro altri due saranno piantati e il 100 per cento del ricavato dai diritti d’autore verrà devoluto per i progetti legati all’acqua potabile.

Da “Panorama”

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Ago
27th

Boa eolica per l’energia

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IMPIANTO PILOTA IN PUGLIA La società Blue H Group ha installato al largo di Tricase il primo prototipo al mondo di turbina eolica galleggiante: 80 kw, fissato a una piattaforma fluttuante che entro il 5 agosto sarà ancorata in fondo al mare. Il primo gruppo con potenza di 2,4 Mw dovrebbe essere completato entro la primavera 2009. Poi la costruzione di un parco eolico galleggiante entro il 2012. L’amministratore delegato Neal Bastick anticipa a Panorama che la società anglo-olandese sta stipulando accordi anche in Sicilia. In progetto due parchi flottanti da 350 Mw, 10 miglia al largo di Mazara del Vallo e di Pozzallo. Per il parco di Tricase erano stati stanziati nel 2006 dal ministero delle Attività produttive circa 5 milioni di euro. «Le previsioni di produzione energetica» afferma Gianni Sergi, assessore alle Risorse energetiche della Provincia di Lecce, «sono di 238 milioni di kw/ora all’anno. Le emissioni di CO2 nell’area dovrebbero ridursi di 186 milioni di tonnellate». «Le piattaforme offshore nel Mar del Nord e nel Baltico» ricorda Bastick «sono fissate a bassi fondali. Gli impianti eolici flottanti possono invece essere assemblati a terra e ancorati con catene fino a 300 metri di profondità». La distanza riduce l’impatto visivo negativo e la maggiore costanza del vento ottimizza il lavoro delle turbine. Gli impianti verranno collegati alla rete elettrica tramite cavi sottomarini.

Da “Panorama”

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Ago
27th

Nele Azevedo, l’esercito delle figurine di ghiaccio

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Sta facendo il giro del web l’eco installazione di Nele Azevedo, un artista brasiliano.

Ha creato centinaia di statuine di ghiaccio che rappresentano persone sedute, e le ha disposte sui gradini di una strada.

Mentre la gente le guardava, esse si scioglievano lentamente al sole. L’installazione è durata solo lo spazio di un giorno. Mi fa pensare ai cambiamenti climatici e ai ghiacci che si sciolgono sempre più in fretta.

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Ago
1st

Maggior efficienza dai pannelli solari

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BOSTON (USA) - Promette una vera e propria «rivoluzione» nell’uso dell’energia solare la scoperta fatta dagli ingegneri del Massachussets institute of technology (Mit) di Boston. In uno studio pubblicato dalla rivista «Science» hanno infatti descritto per la prima volta un modo per immagazzinare l’energia prodotta dai pannelli solari.

LA SCOPERTA - La scoperta è stata ispirata da uno dei passaggi della fotosintesi, in cui l’acqua viene scissa in idrogeno e ossigeno. Per riuscire a ripetere lo stesso procedimento i ricercatori hanno disegnato un nuovo catalizzatore, cioè una sostanza che favorisce una reazione ma che alla fine può essere recuperata intatta, poco costoso e che funziona a temperatura ambiente. Il sistema progettato prevede che l’elettricità prodotta ad esempio da un pannello fotovoltaico venga utilizzata, insieme al catalizzatore nuovo e a uno tradizionale, per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno gassosi. Questi possono essere immagazzinati e utilizzati per alimentare delle celle a combustibile. «Questo è quello che cercavamo di fare da anni - spiega Daniel Nocera, che ha coordinato lo studio - l’energia solare è sempre stata limitata dal fatto che si interrompeva in assenza di sole. Adesso possiamo considerarla praticamente illimitata». Secondo i ricercatori, l’applicazione su larga scala del processo è molto facile e richiederà non più di dieci anni.

Da “Corriere della sera”

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Lug
30th

ACQUA: ESPERTO, OASI ESEMPIO CONTRO DESERTIFICAZIONE

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L’oasi e’ un esempio straordinario di conoscenze tradizionali per combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e della desertificazione”. Lo ha detto l’architetto Pietro Laureano, presidente di Ipogea ed esperto mondiale del settore, che aprira’ il 4 agosto all’Expo Agua di Saragozza (Spagna) la settimana tematica su ”Acqua e societa” per la creazione di una network tematico sull’uso appropriato delle risorse. ”La condizione delle oasi - ha spiegato Laureano - dove ogni errore si ripercuote immediatamente sulla sopravvivenza di tutto l’ecosistema, costituisce un insegnamento per il nostro paesaggio e per i nostri centri storici che sono oasi di pietra realizzati in armonia con le condizioni ambientali. Per proteggerli e’ necessario rispettare i modi e le tecniche appropriate ai luoghi trasmesse nel tempo attraverso l’identita’ delle comunita’. Riconoscere il valore delle pratiche locali e delle particolari forme espressive attraverso cui queste si tramandano. Le conoscenze tradizionali si sono plasmate nel rapporto con le condizioni geografiche dove proprio le difficolta’ dell’esistenza hanno sviluppato la cultura

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Lug
23rd

Il futuro? Vivere in un palazzo d’acqua

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Due giovani architetti italiani (con il MIT) hanno creato a Saragozza il primo edificio dalle pareti fluide modificabili a seconda dell’esigenza. E TIME l’ha già proclamata migliore invenzione dell’anno

Un edificio d’acqua. O meglio, con pareti fatte d’acqua. Cascate “magiche” che programmate da un computer, si articolano in scritte e disegni. E se ti avvicini, si apre automaticamente un varco, lasciandoti passare senza bagnarti. All’interno, il box di vetro dell’ufficio turistico e panche per la sosta all’ombra, al fresco, allo sciabordio dell’acqua. Quando poi l’edificio non serve, il getto si interrompe e il tetto scende, riducendosi a una pedana sul selciato: solo il box di vetro rimane su.

E’ il padiglione di acqua digitale che l’anno scorso, quando era ancora in fase progettuale, TIME ha proclamato Migliore invenzione del 2007 e che ora, finalmente realizzato, debutta all’entrata dell’Expo di Saragozza 2008.

E’ la prima volta che l’acqua digitale entra nella storia della architettura come materiale da costruzione, al posto di mattoni e calcestruzzo , spiega Carlo Ratti, professore di Architettura e urbanistica al Massachusetts Institute of Technology di Boston: il suo studio torinese ( carlorattiassociati - walter nicolino & carlo ratti), firma insieme al MIT il padiglione spagnolo.

La tecnologia era nota da tempo, è stata brevettata in America vent’anni fa, ma poi ha avuto un uso limitato. Applicarla agli spazi urbani offre nuove possibilità, perchè rende gli edifici più fluidi, adattabili a esigenze diverse interattivi.

Ratti continua “Abbiamo già ricevuto varie richieste dai Paesi del Golfo e dal Las Vegas: luoghi non a caso dove l’acqua scarseggia ed è un bene prezioso. A Kwait City, ad esempio, vogliono costruire un grattacielo albergo con lobby alta quattro piani aperta all’esterno e rivestita da una cortina d’acqua. Noi abbiamo controproposto un intera facciata d’acqua. Anzi un intero edificio: una torre evanescente, smaterializzata. E dove necessario chiudere le stanze con dei vetri, perchè ci sia l’aria condizionata, si può creare una doppia pelle, vetro più acqua.

Ma cosa è l’acqua digitale? Un sistema composto da migliaia di rubinetti disposti l’uno accanto all’altro su un tubo lungo il tetto dell’edificio che controllati da un computer posono essere aperti e chiusi molto rapidamente.

Il controllo veloce di questi ugelli crea dei pieni e dei vuoti nella caduta dell’acqua che formano scritte e disegni. Un po come una stampante a getto di inchiostro su grandissima scala. Lungo il tetto dell’edificio ci sono poi dei sensori, che all’avvicinarsi di qualcuno, interrompono la tenda d’acqua e aprono un varco: come le porte di vetro scorrevoli che si aprono automaticamente. L’acqua, che nel padiglione di Saragozza è pompata al ritmo di due metri cubi al secondo, è ovviamente riciclata: si perde solo quella che evapora. E il tetto non è fisso, ma sale e scende su dodici pistoni che scompaiono nel sottosuolo, per dare ancora più fluidità all’edificio. Che deve essere dinamico e interattivo al massimo: è di questi giorni l’installazione di un marchingegno che darà ai cittadini la possibilità di decidere via internet o sms le decorazioni da far comparire sulla cortina d’acqua. Così chiunque portà sentirsi anche un po’ architetto.

Quando chiuderà l’Expo, il padiglione diventerà un centro informazioni sulle future trasformazioni di Saragozza. Perchè la città fa sul serio. Dopo essersi già rifatta il look in occasione della grande fiera (nuovo anche un ponte si Zaha Hadid che è una vera ebbrezza) ha anche avviato il cosiddetto Miglio digitale: più di un chilometro e mezzo di polo tecnologico, da costruire nei prossimi anni nell’attuale area della stazione che verrà spostata un po’ più in la.

Ma, padiglione a parte, come utilizzare le potenzialità architettoniche dell’acqua digitale? E’ più adatta agli spazi pubblici che alle abitazioni private. Eppure funziona bene anche in terrazzi, cortili e loggie. E può diventare un eldorado perfino per gli artisti che, con migliaia di rubinetti a disposizione, possono creare immagini, messaggi…. e suoni montando microfoni sui getti d’acqua.

Un po’ meno di un secolo fa Le Corbusier scriveva “la civiltà delle macchine sta cercando la sua espressione architettonica”. Oggi cercare il proprio linguaggio in arcitettura è la civiltà digitale, che negli ultimi venti anni ha trasformato la nostra vita.

Da il Venerdi di Repubblica

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